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LE TRACCE

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IL CONTRATTO 1278

LA SEPARAZIONE 1721

ZUINS - LA STORIA

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LA STORIA RECENTE

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LA PIEVE

L'ARCHITETTURA

GLI AFFRESCHI



 
ZUINS L'AMBIENTE
E LA PRIMA BONIFICA


Come abbiamo visto, da molti secoli la palude insidiava tutto il territorio del Comune costringendo i suoi pochi abitanti a contendere tenacemente ad essa la poca terra da cui traevano i mezzi di vita; mentre gli abitanti di Malisana e Fornelli riuscivano vincitori in questa dura lotta, quelli di Zuino dovettero cedere, trasferendosi altrove per cui, nel secolo XVI, la località era ridotta ad una sola torre che rimarrà, fino alla fine del '600, l'unica costruzione a ricordare l'antica "villa".

"... Era il castello una semplice torre inhabitata tutta guasta e scoperta, piantata in un abisso insuperabile di Paludi, tramezzata dalli boschi Bando..."

La malaria, sviluppatasi in conseguenza dell'impaludamento, dominava nel territorio del Comune, decimando, assieme alle epidemie e alle guerre, queste povere popolazioni. Nel 1690 il Conte Antonio Savorgnan progettò un ardito piano di bonifica e di colonizzazione della sua tenuta e con gravi difficoltà ed enormi sacrifici finanziari riuscì a bonificare parte del terreno su cui poi doveva sorgere la nuova Zuino, che sarà chiamata Torre di Zuino (45) in ricordo della "Torre" superstite dell'antico maniero; sulle rovine di questo, in seguito, sarà costruita nel 1714 la fastosa villa in cui la vecchia Torre, simbolo della potenza feudale, verrà incorporata; la villa fu distrutta da un incendio il 29-10-1917, durante la ritirata di Caporetto.

Ecco come il Conte Antonio Savorgnan descriveva la sua tenuta prima di intraprenderne la bonifica:  "Era il primo (il castello) una semplice torre inhabitata tutta guasta e scoperta, piantata in un abisso insuperabile di Paludi, tramezzata dalli boschi Bando et Roncalli che si avanzavano ambedue in vicinanza della stessa, resa sol nido di serpi e di volatili, non v'era che una habitazione consistente in un tezone (capanna) di tutta paglia, ricovero di una sola famiglia che reggeva in qualità di semplice affitto alcuni campi in numero di 14 frammischiati nel sito boschivo e paludivo che ho dimostrato.
Tutto era una nera orridezza, non v'era strada per arrivarvi se non il superar buon tratto di boschi sempre fra l'acqua e gli abissi prima di giugnere ad un stradone alli cui lati camminava una striscia di campi coltivati sino a quella habitazione che si chiama Fornelli la cui distanza dall'accennata torre non arriva ad un miglio.
Alla metà di questo stradone appariva un quasi capitello di muro che serviva da figura di chiesa sotto il nome di S. Antonio Abate di Fornelli et di questo ancsora sussiste il suo coro che ben dimostra le più vere antiche vestigia,.. dipendeva dalla matrice di Malisana Veneta... Io per più anni avanti che potei prendere il coraggio di operare in tali abissi, habitai nelle mie visite la stessa casa in un con li accennati coloni (quelli del villaggio di Fornelli).
Finalmente volse il mio destino che mi risolvessi all'impresa. Paron favole la verità e il rammemorarsi come mi convenne farmi strada alla Torre con il mezzo di lunghissimi gradici sostenuti in aria sopra le profondità dell'acque stagnanti, assembrava vero scherzo di scena quel che fu Evangelica verità". Come rileviamo da questa descrizione, ben paludosa ed insalubre doveva essere la zona, se il Savorgnan per recarsi da Fornelli a Zuino per dirigere i lavori di Bonifica, doveva transitare su una passerella, avente la lunghezza di un miglio, costruita sopra le paludi.