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Come abbiamo visto, da molti secoli la palude insidiava tutto il
territorio del Comune costringendo i suoi pochi abitanti a contendere
tenacemente ad essa la poca terra da cui traevano i mezzi di vita;
mentre gli abitanti di Malisana e Fornelli riuscivano
vincitori in questa dura lotta, quelli di Zuino dovettero
cedere, trasferendosi altrove per cui, nel secolo XVI, la località
era ridotta ad una sola torre che rimarrà, fino alla fine del '600,
l'unica costruzione a ricordare l'antica "villa".
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"... Era il castello una semplice torre inhabitata tutta guasta
e scoperta, piantata in un abisso insuperabile di Paludi,
tramezzata dalli boschi Bando..."
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La
malaria, sviluppatasi in conseguenza dell'impaludamento, dominava
nel territorio del Comune, decimando, assieme alle epidemie e alle
guerre, queste povere popolazioni. Nel 1690 il Conte Antonio
Savorgnan progettò un ardito piano di bonifica e di colonizzazione
della sua tenuta e con gravi difficoltà ed enormi sacrifici finanziari
riuscì a bonificare parte del terreno su cui poi doveva sorgere
la nuova Zuino, che sarà chiamata Torre di Zuino (45) in
ricordo della "Torre" superstite dell'antico maniero; sulle
rovine di questo, in seguito, sarà costruita nel 1714 la
fastosa villa in cui la vecchia Torre, simbolo della potenza feudale,
verrà incorporata; la villa fu distrutta da un incendio il 29-10-1917,
durante la ritirata di Caporetto.
Ecco come il Conte Antonio Savorgnan descriveva la sua tenuta
prima di intraprenderne la bonifica: "Era il primo (il castello)
una semplice torre inhabitata tutta guasta e scoperta, piantata
in un abisso insuperabile di Paludi, tramezzata dalli boschi Bando
et Roncalli che si avanzavano ambedue in vicinanza della stessa,
resa sol nido di serpi e di volatili, non v'era che una habitazione
consistente in un tezone (capanna) di tutta paglia, ricovero di
una sola famiglia che reggeva in qualità di semplice affitto alcuni
campi in numero di 14 frammischiati nel sito boschivo e paludivo
che ho dimostrato.
Tutto era una nera orridezza, non v'era strada per arrivarvi se
non il superar buon tratto di boschi sempre fra l'acqua e gli abissi
prima di giugnere ad un stradone alli cui lati camminava una striscia
di campi coltivati sino a quella habitazione che si chiama Fornelli
la cui distanza dall'accennata torre non arriva ad un miglio.
Alla metà di questo stradone appariva un quasi capitello di muro
che serviva da figura di chiesa sotto il nome di S. Antonio Abate
di Fornelli et di questo ancsora sussiste il suo coro che ben
dimostra le più vere antiche vestigia,.. dipendeva dalla matrice
di Malisana Veneta... Io per più anni avanti che potei prendere
il coraggio di operare in tali abissi, habitai nelle mie visite
la stessa casa in un con li accennati coloni (quelli del villaggio
di Fornelli).
Finalmente volse il mio destino che mi risolvessi all'impresa. Paron
favole la verità e il rammemorarsi come mi convenne farmi strada
alla Torre con il mezzo di lunghissimi gradici sostenuti in aria
sopra le profondità dell'acque stagnanti, assembrava vero scherzo
di scena quel che fu Evangelica verità". Come rileviamo da questa
descrizione, ben paludosa ed insalubre doveva essere la zona, se
il Savorgnan per recarsi da Fornelli a Zuino per dirigere i lavori
di Bonifica, doveva transitare su una passerella, avente la lunghezza
di un miglio, costruita sopra le paludi.
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