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Note ricavate dai lavori di Luigi Deluisa (funzionario SAICI
e Sindaco di Torviscosa)
Gli
affreschi che adornano le pareti e il soffitto dell'abside sono
venuti alla luce nel 1931 e rivelerebbero, secondo qualche
studioso, la mano di un ottimo artista del Cinquecento, forse di
scuola veneziana. Ma da un esame più approfondito siamo venuti
a determinazione differente: riteniamo di attribuirli, per lo stile
e la fattura, alla scuola Tolmezzina e forse alla mano stessa
del suo più illustre rappresentante, Domenico da Tolmezzo
("); hanno grande somiglianza con qualcuno degli affreschi esistenti
nella vicina chiesa di S. Martino di Terzo, posta pur essa
in prossimità della Via Annia.
Ciò che più di tutto tende a far attribuire questi affreschi ai
Tolmezzini, oltre al loro stile e maniera, è lo schema, il tipico
e caratteristico schema decorativo usato da Gianfrancesco da
Tolmezzo (32) (1450 circa - 1510), a cui dobbiamo fare riferimento
perché di Domenico da Tolmezzo esistono pochissime opere pittoriche
e tutte di piccola mole.
Lo schema di Gianfrancesco è il seguente:

1)
I dottori della chiesa precedono tutti gli altri santi;
2)
Gli Evangelisti;
3) I Profeti;
4) Gli Apostoli;
5) I santi popolari come S. Sebastiano protettore dalle ferite,
S. Rocco protettore dalle piaghe, S. Lorenzo che allontana
il fuoco, S. Nicolò difensore delle ragazze da marito, ecc.
Naturalmente Dio Padre, Cristo e la Madonna hanno il posto d'onore
nella parete centrale dell'abside e «anche le Vergini Martiri sono
oggetto di un culto particolare suggerito da un popolare sentimento
cavalleresco» per cui fra gli affreschi non manca la loro raffigurazione.
Se osserviamo i dipinti dell'abside troviamo fra i costoloni della
volta, proprio nella parte più elevata, le figure dei Santi Padri:
Gregorio, Girolamo, Ambrogio ed Agostino;
seguono gli evangelisti Marco e Giovanni mentre degli
altri due non esiste più traccia; ai posti d'onore poi si trovano
raffigurati fatti riguardanti il Signore e la Madonna: un'Incoronazione
della Vergine, una Crocifissione di eccellente fattura,
una Resurrezione, una Natività di Cristo, un'Annunciazione
con l'angelo di fattura veramente aggraziata.
Sotto questi dipinti, sempre secondo lo schema dei Tolmezzini,
sono raffigurati gli Apostoli e qualche figura femminile
di Santa. Sui pilastri del presbiterio, uno a destra e l'altro
a sinistra, vediamo i santi devozionali Rocco e Sebastiano;
ricordiamo, in proposito, che questi santi erano oggetto di una
particolare devozione perché nel 1532 troviamo costituita
a Malisana una confraternita, intitolata al loro nome, di cui era
"cameraro", cioè priore, Francesco, figlio di Bernardino
Michiliza, soprannominato "sclapamaze" (spaccalegna?).
Su uno stipite della cinquecentesca finestrella dell'abside è riprodotta
in un medaglione una bella testa sotto la quale spiccano ancora
alcune lettere che facevano parte di una scritta, purtroppo ora
illeggibile. Di chi poteva essere quella figura espressiva e severa?
All'epoca in cui la chiesa fu, affrescata, nel '400
o '500, era consuetudine onorare e ricordare l'artista che
aveva eseguito gli affreschi o il generoso offerente che ne aveva
sostenuto la spesa, col riprodurne in qualche parte le sembianze:
pensiamo perciò che il volto possa appartenere ad una di queste
persone.
Sulle pareti della costruzione primitiva, forse del X° secolo
come detto in precedenza, appaiono qua e là tracce di dipinti molto
più antichi. Concludendo, riteniamo di non andare errati attribuendo
gli affreschi, alcuni dei quali, purtroppo, in cattivo stato di
conservazione, alla scuola Tolmezzina o anche a Domenico
da Tolmezzo a cui, sia pure in forma dubitativa, li assegnerebbero
il Nicoletti e il Marchetti nella loro opera "Scultura
lignea".
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