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IL
PERIODO ROMANO
LA VIA ANNIA |
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La Via Annia, che aveva inizio dalla porta
occidentale di Aquileia, passava per Malisana, Concordia
e Padova, congiungendosi a Bologna con la Via Emilia.
In seguito a recenti scoperte, sembra sia stata costruita nel 131
a.C. dal console T. Annio Rufo, da cui prese il nome;
però non è da escludere, come pensano alcuni studiosi, sia stata
costruita qualche anno prima, nel 153 a.C., dal console T. Annio
Lusco.
Questa via entrava nel territorio dell'attuale comune di Torviscosa
attraverso il ponte sull'Ausa, detto ponte Orlando,
lungo 4 metri, le cui fondamenta esistono ancora sott'acqua; la
testata misurava oltre 8 metri di larghezza e ciò denota la sua
notevole importanza. In prossimità del ponte, in località detta
"Antonina", abbondano i ritrovamenti romani: sono venute
alla luce pietre lavorate e tessere di mosaici, ciò che indica l'esistenza
di case, un miliario, urne cinerarie e monete; a 60 cm. sotto il
suolo si trovano quattro pavimenti (m. 5 x 6) formati da blocchi
di pietra saldati tra loro; due erano alla destra e due alla sinistra
della Via Annia che passava in mezzo; riteniamo che su ogni pavimento
fosse edificato uno di quei tempietti o edicole che i Romani
solevano costruire lungo le strade e in vicinanza dei fiumi; i numerosi
resti di fregi marmorei e di pietra rinvenuti nella zona starebbero
a confermare quanto supposto.
Il tracciato della Via Annia, che una volta era alquanto sopraelevato
rispetto al terreno circostante, ancora oggi, coi suoi ruderi e
fossati laterali, si distingue nei terreni appena arati; la sua
massicciata, formata nella parte centrale da grossi rottami di pietra
e cotto con ghiaia e ai lati da sabbia e pietre di piccola grandezza,
era di 50 cm. e la sua larghezza misurava da 6 a 12 metri e, in
certi punti, anche 18.
Anche se oggi la scia dei ruderi presenta una larghezza maggiore,
ciò può essere spiegato col fatto che in seguito alle opere di livellamento
del terreno effettuate con le moderne macchine agricole, i ruderi
sono stati sparsi intorno all'antica area della strada. Dalla località
"Antonina", la Via Annia si dirigeva in linea retta verso
la roggia del Taglio (percorso antico), quindi, con angolo
ottuso, piegava verso Nord-Ovest passando pochi metri a Sud della
località "Rotonde" e a circa 50 metri a nord dell'Agenzia
3; poi toccava, pure a Nord, il cimitero di Malisana, attraversando
questa località a Sud dell'attuale deposito carburanti della S.A.I.C.I.
ed uscendo dal Comune in località detta anticamente "Riva S.
Biagio", dopo aver varcato il fiume Zumello, il cui corso
si trovava, sino a qualche decennio fa, a circa 25 metri ad Est
dell'attuale.
Dalle tracce della strada possiamo dedurre che il passaggio sul
fiume doveva avvenire a circa 50 metri a Sud della strada Torviscosa
- Arrodola. Si può supporre, dai resti di antiche fondamenta,
venuti in luce presso lo Zumello, ove si sarebbe dovuto trovare
il VII miliario (Km. 10,360 da Aquileia), l'esistenza di una "Mutatio"
ossia di una di quelle stazioni disseminate lungo le vie romane
presso le quali i viaggiatori trovavano osterie, alloggi, bagni,
officine per le riparazioni dei veicoli, cioè tutto l'occorrente
per chi viaggiava.
Presso questa via, nel tratto che attraversava Malisana, nell'anno
340 d.C., Costantino II, che aveva tentato di spodestare
il fratello Costante impadronendosi di Aquileia, venne ucciso
dai soldati di costui e il suo cadavere gettato nell'Ausa. In seguito
al fenomeno del bradisismo, in atto anche ai nostri giorni, e forse
per il fatto che i corsi d'acqua della zona della Via Annia saranno
stati lasciati in balia di se stessi, la palude avanzava insidiando
e danneggiando questa strada, come due lapidi rinvenute in prossimità
di essa (località "Castra") ci attestano; la prima, in cui
è stato eraso il nome del dedicatario e viene attribuita all'imperatore
Massimiano (250-310 d.C.) o a Licinio (308-325 d.C.),
dice: "... pio felice invitto Augusto principe Provvidentissimo
fra i molti atti della sua benevolenza verso gli Aquileiesi ebbe
quello di restaurare la Via Annia per lunga incuria così abbandonata
e rovinata dalle acque palustri avanzanti da riuscire impraticabile,
ai viaggiatori".
La seconda lapide ricorda il restauro della strada fatto
dall'imperatore Massimino (235-238 d.C.): "L'imperatore Cesare
C. Giulio Vero Massimino Pio Felice invitto Augusto degli Aquileiesi,
restauratore e fondatore, munì e rifece anche la Via Annia dalla
porta (occidentale di Aquileia) al VII miliario (presso il ponte
sullo Zumello) per opera delle reclute della nuova gioventù italica,
essendo tale via consunta da molto tempo addietro".
Da rilievi eseguiti dal Canciani, a Chiarisacco si staccava
dalla Via Annia una strada vicinale che si dirigeva verso la Stradalta
passando per Castello e Gonars mentre un'altra, come
è lecito supporre in base a relitti ancor oggi esistenti, doveva
partire dalla vecchia Malisana e, passando in prossimità della Sorgente
e delle attuali case comunali, effettuare la congiunzione con Torre
di Zuino e Bagnaria Arsa.
Lo strato di terra che copre il piano stradale è dovuto solo in
piccola parte alle torbide dei corsi d'acqua; l'azione maggiore
si deve all'abbassamento subito dal terreno e al conseguente impaludamento
della zona. Ciò sta a dimostrare che la Via Annia, e quindi tutto
il territorio circostante, sin dai primi secoli dell'Era Volgare,
erano insidiati dalle paludi che saranno eliminate quasi duemila
anni dopo. La Via Annia era "la strada più frequentata di quante
attraversavano l'Italia, poichè Roma annetteva la massima
importanza ad Aquileia, grande città alle porte della penisola
con porto commerciale e "capo" di molte vie".
Questa arteria, su cui transitarono i legionari di Roma e servì
alla fiorente vita commerciale di Aquileia e della Venezia, è coperta
da campi e prati, dai quali, quando vengono arati, si presenta coi
ruderi della sua massicciata e della sua pavimentazione.
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