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Il Villaggio Roma, già campo per prigionieri di guerra PG 107

Il campo PG 107 nel disegno di Silvestro Perotti, carabiniere di guardia al campo

Il Villaggio Roma è una piccola località di 150 abitanti. Si trova a nord del capoluogo, in mezzo alla campagna.

La storia del Villaggio Roma è del tutto peculiare: è nato, infatti, come campo per prigionieri di guerra (campo PG 107) durante l'ultimo conflitto. Qui sono stati tenuti prigionieri numerosi soldati degli eserciti alleati, catturati dall'esercito italiano in Libia nel 1942. In una visita della Croce Rossa nell'agosto del 1943, vengono contati 892 neozelandesi, 355 sudafricani, 130 indiani e 3 australiani.

Nei ricordi di uno degli ex prigionieri, il campo viene descritto in questo modo: "The camp itself comprised of an area of about 200 by 100 yards and contained 10 sleeping huts besides cookhouse, infirmary, showers and recreation huts. Beds consisted of long shelves, three tiers high allowing a space of little over 6 feet by two and a half feet for each man and his possessions. There was a good water supply although the ablution block were not protected against bad weather and rain also converted the camp area into something like the grounds of a pigsty. There were no heaters in the sleeping barracks ..."

[Il campo consisteva in un'area di circa 200 iarde per 100 (una iarda corrisponde a circa 90 cm) e conteneva 10 baracche dormitori oltre agli edifici per la mensa, l'infermeria, le docce e le baracche comuni. I letti consistevano in lunghe tavole, disposte su tre livelli che lasciavano uno spazio di poco più di 6 piedi (circa 1,80 m) per 2,5 (circa 75 cm) per ogni uomo e le sue cose. C'era un buon approvvigionamento d'acqua, ma la zona dei lavatoi non era protetta contro le intemperie e la pioggia riduceva la zona del campo in qualcosa di simile a un porcile. Le baracche non erano riscaldate ...]

Il 9 settembre 1943, nella confusione seguita all’armistizio, i prigionieri riuscirono a lasciare il campo e a nascondersi nella campagna circostante, spesso aiutati anche dalle famiglie del luogo, e quindi a raggiungere le formazioni partigiane italiane o jugoslave.

Le baracche riadattate a case, anni Cinquanta

Tra i campi per prigionieri di guerra in Italia, il PG 107 fu il primo ad essere destinato a campo di lavoro. In questo caso, i prigionieri furono impiegati nelle attività agricole della SNIA Viscosa, l'azienda che si era stabilita da qualche anno nel capoluogo. Era stata la stessa SNIA alla fine del 1941 a chiedere di localizzare un campo di prigionia nel territorio, per poter utilizzare la manodopera dei prigionieri e sostituire così gli operai partiti per la guerra. La stessa azienda contribuì forse anche alla costruzione delle baracche e delle strutture del campo. Negli anni successivi alla guerra, infatti, le baracche furono riadattate e trasformate in abitazioni a cura della SNIA, che vi fece trasferire molte famiglie che lavoravano alle sue dipendenze. 

Alla fine degli anni Settanta tutte le baracche furono abbattute e sostituite da nuove case. Il perimetro del nuovo paese coincide con quello del campo, ma degli edifici originari non rimane più nulla.

Il toponimo Villaggio Roma risale agli anni Cinquanta, ma l'appellativo "il campo" è ancora oggi usato normalmente dagli abitanti per chiamare il loro paese.

Il Villaggio Roma negli anni Cinquanta, in un disegno di Ancilla e Dino Tuniz
Veduta aerea del Villaggio Roma, anni Cinquanta