Comune di Torviscosa

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La storia più antica

Le più antiche testimonianze archeologiche nel territorio dell’attuale Comune di Torviscosa risalgono all’epoca romana e riguardano i resti dell’antica Via Annia localizzati nella frazione di Malisana. La più antica citazione del territorio, invece, si trova in un documento del 1041 con cui il patriarca di Aquileia Popone elenca le donazioni al Monastero di Santa Maria, tra le quali compaiono le paludi limitrofe al corso d’acqua Zumello. Più tardi, la “Villa de Zumel” è citata nel 1139, la “Villa de Furnel” nel 1106 e Malisana nel 1161. Le prime citazioni di Zuino risalgono, invece, a un documento del 1278, con il quale i Signori di Caporiacco cedono a quelli di Villalta il castello, che in seguito passerà nel 1313 ai Signori di Duino e nel 1344 alla famiglia Savorgnan a cui rimarrà fino al 1818 insieme a tutta la proprietà circostante. Fino al 1420, anno dell’occupazione veneziana del Friuli, il territorio fa parte del Patriarcato di Aquileia. In seguito, tutta la Bassa friulana è a lungo oggetto di contesa tra la Repubblica di Venezia e l’Impero austriaco. La pace di Worms (1521) divide infine quest'area: Zuino, che mantiene la giurisdizione dei Savorgnan, viene assoggettato alla casa d’Austria, mentre Malisana rimane veneta con la giurisdizione degli Strassoldo. Le due località si riuniscono con Napoleone, che detiene il governo del Friuli dal 1805 al 1813. Tutta la zona viene assegnata poi all’Austria e, infine, nel 1866, al Regno d’Italia.

L'antica Zuins

[da: DELUISA Luigi, Torviscosa. Cenni storici. Udine, Arti Grafiche Friulane, 1988. Pp. 45 -61]

La storia di Torre di Zuino ha inizio nel 1278 con la cessione di "Zugins o Zuins", come allora si chiamava, da parte dei Signori di Caporiacco a quelli di Villalta per 64 marche e 16 denari di moneta aquileiese. Nel 1313 sorse fra i Signori di Duino, Caporiacco e Villalta, discendenti da un medesimo ceppo, una controversia circa il possesso della località e del castello di Zuins, che già esisteva nel XII secolo ed era munito di alte e solide torri. In seguito ad una sentenza arbitrale, il castello venne assegnato a Rodolfo di Duino; nel 1343 i Signori di Duino cedettero in feudo per 1000 libbre di "piccoli" veneti ad Arrigo di Strassoldo le tre ville di Zuino, Fornelli e Proseico (?) colla giurisdizione, i fitti, i redditi, pesche, caccie, rivatici, colonie, campi, prati, selve, boschi e tutti gli altri oneri o diritti dipendenti da quei possessi; nel 1344 il nobile Ugo di Duino vendette per 855 marche di soldi aquileiesi al Cav. Federico Savorgnan, unitamente ad altri beni, il castello e le ville di Zuins e Fornelli, esclusi i servi di masnada che i Duinesi possedevano in tali ville; nel 1377 i Signori di Duino confermano la vendita ai Savorgnan donando loro anche i servi di masnada. Da quest'epoca fino al 1500 l'investitura di Zuins ai Savorgnan veniva data dai Conti di Gorizia; dal 1500 in poi dai principi d'Austria.

Nel 1385 i Savorgnan vennero investiti del titolo nobiliare della Repubblica di Venezia e nel 1411, essendosi ribellati alla Chiesa di Aquileia, l'imperatore di Germania, Sigismondo, alleato del Patriarca, confiscò i loro beni concedendoli ai Strassoldo; nel 1420, quando il Friuli passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia, Tristano di Savorgnan tornò in possesso dei suoi beni, possesso che durò fino al 1818.

Con la pace di Wormazia (1520-1521) Zuino, Fornelli e Presedo, pur rimanendo in proprietà dei Savorgnan, vennero assegnati alla Casa d'Austria e furono aggregati alla Contea principesca di Gorizia e Gradisca, sotto la quale rimasero, tranne la breve parentesi napoleonica, fino al 1866, anno in cui entrarono a far parte del Regno d'Italia.

Come abbiamo visto, da molti secoli la palude insidiava tutto il territorio del Comune costringendo i suoi pochi abitanti a contendere tenacemente ad essa la poca terra da cui traevano i mezzi di vita; mentre gli abitanti di Malisana e Fornelli riuscivano vincitori in questa dura lotta, quelli di Zuino dovettero cedere, trasferendosi altrove per cui, nel secolo XVI, la località era ridotta ad una sola torre che rimarrà, fino alla fine del '600, l'unica costruzione a ricordare l'antica "villa".

La malaria, sviluppatasi in conseguenza dell'impaludamento, dominava nel territorio del Comune, decimando, assieme alle epidemie e alle guerre, queste povere popolazioni.

Nel 1690 il Conte Antonio Savorgnan progettò un ardito piano di bonifica e di colonizzazione della sua tenuta e con gravi difficoltà ed enormi sacrifici finanziari riuscì a bonificare parte del terreno su cui poi doveva sorgere la nuova Zuino, che sarà chiamata Torre di Zuino (45) in ricordo della "Torre" superstite dell'antico maniero; sulle rovine di questo, in seguito, sarà costruita nel 1714 la fastosa villa in cui la vecchia Torre, simbolo della potenza feudale, verrà incorporata; la villa fu distrutta da un incendio il 29-10-1917, durante la ritirata di Caporetto.

Ecco come il Conte Antonio Savorgnan descriveva la sua tenuta prima di intraprenderne la bonifica: "Era il primo (il castello) una semplice torre inhabitata tutta guasta e scoperta, piantata in un abisso insuperabile di Paludi, tramezzata dalli boschi Bando et Roncalli che si avanzavano ambedue in vicinanza della stessa, resa sol nido di serpi e di volatili, non v'era che una habitazione consistente in un tezone (capanna) di tutta paglia, ricovero di una sola famiglia che reggeva in qualità di semplice affitto alcuni campi in numero di 14 frammischiati nel sito boschivo e paludivo che ho dimostrato. Tutto era una nera orridezza, non v'era strada per arrivarvi se non il superar buon tratto di boschi sempre fra l'acqua e gli abissi prima di giugnere ad un stradone alli cui lati camminava una striscia di campi coltivati sino a quella habitazione che si chiama Fornelli la cui distanza dall'accennata torre non arriva ad un miglio. Alla metà di questo stradone appariva un quasi capitello di muro che serviva da figura di chiesa sotto il nome di S. Antonio Abate di Fornelli et di questo ancsora sussiste il suo coro che ben dimostra le più vere antiche vestigia,.. dipendeva dalla matrice di Malisana Veneta... Io per più anni avanti che potei prendere il coraggio di operare in tali abissi, habitai nelle mie visite la stessa casa in un con li accennati coloni (quelli del villaggio di Fornelli). Finalmente volse il mio destino che mi risolvessi all'impresa. Paron favole la verità e il rammemorarsi come mi convenne farmi strada alla Torre con il mezzo di lunghissimi gradici sostenuti in aria sopra le profondità dell'acque stagnanti, assembrava vero scherzo di scena quel che fu Evangelica verità".

Come rileviamo da questa descrizione, ben paludosa ed insalubre doveva essere la zona, se il Savorgnan per recarsi da Fornelli a Zuino per dirigere i lavori di Bonifica, doveva transitare su una passerella, avente la lunghezza di un miglio, costruita sopra le paludi.

[....]

Nel 1818 i Savorgnan vendettero la loro tenuta ad una società veneziana, Rossi e Carminati, che ne tenne il possesso fino al 1882; in quest'ultimo anno ne divenne proprietario il Conte Augusto Corinaldi di Padova, che, nel 1924, vendette parte del possesso al collegio dei Mechitaristi di Venezia e parte al gruppo "Lombardo Bignami". Tutta la tenuta, con altri terreni, fu infine acquistata dalla Snia Viscosa nel 1937 e, Torre di Zuino, trasformata in Torviscosa, con le frazioni di Malisana, Fornelli, ecc., venne elevata in Comune in data 26 ottobre 1940, mentre fino allora aveva fatto parte del Comune di S. Giorgio di Nogaro.

Il confine fra l'Austria e l'Italia toccava il nostro territorio e venne abbattuto all'alba del 24 maggio 1915 dai soldati d'Italia, tesi alla conquista delle terre che ancora si trovavano sotto il dominio straniero; Torre di Zuino e Malisana furono sede di vari comandi ed ospedali militari durante la guerra 1915-1918 e una grande trincea, lunga qualche chilometro, passava sul posto ove poi fu costruito lo stabilimento della SAICI, che venne inaugurato il 21 settembre 1938; un frammento della trincea che allora era ancora in piedi, venne conservato incorporato nei muri del nuovo edificio e accanto vi fu posta, in ricordo, una lapide con la seguente scritta: «1915-1918. Il popolo italiano qui difese con le armi la frontiera sacra alla Patria. 21-9-1938».

La "storia" di Torre di Zuino, come abbiamo visto, è la storia della sua terra, nel significato più profondo della parola; anzi, della dura lotta fra l'uomo e la terra, non sempre benigna. È una lotta secolare per strappare alla palude lo spazio per lavorare e per vivere, che si svolge in mezzo agli ampi silenzi che fanno sentire l'imminenza del mare e la lontananza del luogo dai grossi centri abitati...

Poi, improvviso, avviene come nelle favole: il 1938 segna la fine del villaggio rurale di Torre di Zuino e nasce la nuova cittadina industriale di Torviscosa, che, nella composizione del suo stesso nome, unisce il vecchio al nuovo, a ricordare, quasi, la vicenda fortunata di questa terra.

E la "storia" vera, attuale, di Torviscosa la stanno scrivendo giorno per giorno, i suoi artefici e protagonisti, stretti intorno al suo fondatore: Franco Marinotti.

Ove da oltre un millennio esistevano boschi e paludi e regnava la malaria, oggi, per opera del Cavaliere del Lavoro Franco Marinotti prospera un'azienda agraria modello e sorge un grandioso complesso industriale, vanto della nostra Patria, il quale con le sue "torri", ricorda l'antico castello.

Da Zuino a Torviscosa

[da: BELLANTONE Monica, Cenni storici. Torviscosa, 1995. Dattiloscritto]

Al nome dei conti Savorgnan sono legate importanti iniziative che hanno assunto il ruolo di capisaldi fisici e morfologici per le realizzazioni operate nel territorio di Torre di Zuino negli anni seguenti alla loro amministrazione. Particolare importanza assume il progetto di trasformazione fondiaria realizzato, tra il 1670 e il 1739, da Antonio Savorgnan e, successivamente alla sua morte, dal figlio Francesco. La tenuta all'epoca si trovava in pessime condizioni: dominava la palude; per la gran parte era incolta e quasi del tutto abbandonata. Da una descrizione scritta dallo stesso Antonio Savorgnan [1] si ricava che le preesistenze erano: una casa in legno e paglia e il rudere dell'antico castello nella località “Zuino”; una casa in muratura, sei in legno e paglia, un piccolo molino e la chiesetta di S. Antonio Abate (l'attuale chiesetta del cimitero) nella località “Fornelli”.

II progetto parte da un consistente ampliamento della proprietà, che raggiunge i 1600 ettari. In seguito viene realizzato un piano di bonifica con opere di canalizzazione e regimazione dei corsi d'acqua, prosciugamento di vaste aree di terreno e realizzazione di una rete di strade poderali, compreso l'attuale stradone, che da Bagnaria Arsa giunge fino alla laguna. La sistemazione dei terreni porta ad un ripopolamento della zona e, sempre ad opera della famiglia Savorgnan, vengono costruite, nell'odierna sede del centro urbano di Torviscosa, 40 case coloniche in muratura, un palazzo dominicale, che incorpora la vecchia torre del castello, con annesse scuderie ed alloggi, la Chiesa di S. Maria Assunta (attualmente esistente), una casa ad uso osteria e un mulino sulla Roggia Zuina, precedentemente rettificata. Un accenno particolare merita il Palazzo Dominicale. Esso aveva la forma di castello con due possenti torrioni posteriori ed un grande loggiato sul prospetto. La facciata era adornata con pregevolissimi stucchi seicenteschi. Anche l'interno era vagamente ornato con stucchi colorati, alcuni dei quali servivano da cornice a ritratti di antichi personaggi della famiglia dipinti su olio e tela. Al palazzo si accedeva passando da due imponenti cancelli settecenteschi in ferro battuto sormontati da due grandi stemmi gentilizi, pure in ferro. Sono questi due stemmi, che il cav. del lavoro dott. Franco Marinotti ha gentilmente ceduti al conte Fulvio Bonati Savorgnan d' Osoppo, gli unici ricordi del Palazzo Savorgnan, andato completamente distrutto durante la ritirata di Caporetto nell'Ottobre 1917 [2]. Nel 1818, a causa di problemi economici, i Savorgnan si trovano costretti a vendere l'intera proprietà. Essa viene ceduta alla Società Rossi-Carminati di Venezia, che ne resterà proprietaria fino al 1882. In questi anni la nuova amministrazione si fa artefice di una serie di importanti iniziative. Viene migliorato lo sfruttamento dei terreni destinati alle colture tradizionali del granoturco e del frumento, vengono estese le coltivazioni del riso e i vigneti e viene introdotto l'allevamento del baco da seta. Nuove produttività segnano un ampliamento e la trasformazione del borgo ereditato dai Savorgnan. Le scuderie della villa sono destinate ad abitazioni, nuove case coloniche vengono realizzate a Malisana, Fornelli e nella località Casali di Sotto (l'attuale agenzia n. 5). Viene costruito anche un grande fabbricato per la trebbiatura del grano e nel 1840, nell'attuale via Vittorio Veneto in prossimità dell' ex pesa, viene aperta una scuola primaria con sole classi maschili. La popolazione raggiunge circa 850 abitanti, ma rimaneva ancora insoluto il gravoso problema della presenza della palude in vaste aree della tenuta.

L'11 Novembre del 1882 la proprietà viene ceduta al conte Augusto Corinaldi. Egli attua un piano di ammodernamento della tenuta. Grazie all'introduzione di nuove tecniche di lavorazione e all'uso di nuove macchine agricole si assiste, in questi anni, ad un incremento della produzione agricola. Nel paese, nel 1884, alla scuola primaria vengono aggiunte le classi femminili; viene aperto il primo negozio di alimentari e mercerie, affiancato, nel 1902, da una trattoria con alloggio. Nel 1896, con il passaggio della nuova linea ferroviaria Venezia-Trieste, viene costruita a Torre di Zuino la stazione. Era l' ultima fermata prima del confine tra Italia ed Austria, collocato all'epoca in località Tre Ponti. E' un evento importante per l'economia del paese, in quanto la linea ferrata consentiva una maggiore velocità e facilità nei trasporti e negli scambi commerciali. In seguito viene aperto anche l'Ufficio Postale e Telegrafico. Lo scoppio della I Guerra Mondiale pone una lunga parentesi allo sviluppo del paese, che, considerata la sua collocazione di confine, viene destinato prevalentemente a sede di comandi e ospedali militari.

Nel 1924 Augusto Corinaldi vende gran parte della tenuta al Collegio dei Padri Mechitaristi di Venezia; la parte restante alla società Lombardo-Bignami. Fu proprio Luigi Bignami uno dei promotori della nascita, nel 1926, della Società Anonima Grande Bonifica del Basso Friuli, che affida ai tecnici Domenico Feruglio, Gino Tonizzo e Lionello Ferrari lo studio per l'elaborazione di un consistente progetto di bonifica per la sistemazione idraulica e la trasformazione fondiaria. A causa di questioni politiche ed economiche sorte con alcuni proprietari terrieri locali, il progetto non riuscì ad essere attuato e nel 1929, su iniziativa del Ministero dell'Agricoltura, viene costituito il nuovo Consorzio di 2° grado per la trasformazione fondiaria della Bassa Friulana con potestà su quelli già esistenti e operanti nella zona. Lo scopo era quello di coordinare, sanando i conflitti, l'attività dei 14 consorzi esistenti.

Tra il 1933 e il 1937, il Consorzio realizza alcune importanti opere che riguardano anche i territori di Torre di Zuino, come, ad esempio, il comprensorio di bonifica Famula. La situazione alla vigilia dell'acquisizione dei terreni da parte della SAICI si presenta così:

• il territorio era diviso tra 3 grandi proprietari terrieri ( Padri Armeni, i Marchioro e i Bignami) e circa 300 piccoli proprietari che esercitavano un'agricoltura di stretto consumo; 

• parte delle aree soggette a palude erano in via di recupero e sistemazione, grazie alle operazioni di bonifica iniziate dai consorzi;

• la guerra aveva compromesso gravemente l'economia del paese con conseguenze sulle condizioni occupazionali; la presenza di strutture intermodali (la strada statale, la linea ferroviaria, le vie fluviali e la vicinanza al mare) conferiva, comunque, al luogo un'importanza economica legata soprattutto ai trasporti; 

• dalle fonti ISTAT, tabella VIII-XII Censimento della popolazione, risulta che la popolazione residente negli anni 1921-1931 e 1936 corrispondeva a 1745, 2031 e 2248 abitanti e segna, quindi, una dinamica demografica crescente [3];

• il centro abitato possiede già un preciso impianto urbanistico, oltre alle abitazioni coloniche, ci sono edifici pubblici come le scuole, la stazione ferroviaria, l'ufficio postale e telegrafico, qualche negozio, una trattoria e la Chiesa.

Una realtà non molto dissimile dalle altre zone limitrofe, dotata dei requisiti richiesti dalla S.N.I.A. per l'acquisizione di un'area in cui realizzare un nuovo complesso produttivo per la realizzazione della cellulosa tessile italiana. In una lettera inviata a Mussolini, Marinotti descrive così i criteri per la scelta del territorio “non intaccare terreni già adibiti ad intenso sfruttamento agricolo ed in avanzato ciclo produttivo; preferire zone gravate da disoccupazione operaia; preferire zone servite da facili comunicazioni interne con conseguente notevole economia del costo di trasporto” [4].

Nasce, quindi, nel 1937 la SAICI (Società Anonima Agricola Industriale per la produzione di Cellulosa Italiana) dalla fusione della Società Anonima Bonifiche Torre di Zuino e della Società Anonima Bonifiche del Friuli, che appartenevano entrambe alla famiglia Bignami.

La SAICI inizia subito i lavori. Viene attuato un rapido completamento dell'attività di bonifica, con sistemazione anche dei terreni già bonificati, per renderli idonei alla coltivazione della canna gentile, materia prima autarchica per la produzione della cellulosa italiana. Sempre nel 1937 viene dato avvio alla costruzione dell'impianto industriale, che verrà inaugurato, dopo solo 320 giorni, il 21 Settembre 1938 insieme ad alcuni edifici del centro urbano. Il resto del paese verrà realizzato in fasi successive. La progettazione urbanistica ed architettonica é affidata all'architetto Giuseppe De Min e all'ingegnere Steno Mainoni. Il progetto assume le geometrie del luogo (gli assi viari per Malisana e Fornelli, lo stradone Zuino) e mantiene alcuni edifici del preesistente borgo. Le prime due ipotesi di piano, quella del 1938 e quella del 1940, sono entrambe dimensionate per un numero di abitanti di molto superiore a quello realmente insediatosi. Il principio compositivo é il medesimo: individuazione di assi principali su cui si attestano, secondo un ordine gerarchico, aree distinte funzionalmente. Diversa é la tipologia insediativa residenziale: case isolate con giardino, nella prima, case in linea o a blocco che definiscono corti di pertinenza interna, nella seconda. In fase di realizzazione il progetto verrà notevolmente ridimensionato.

Torre di Zuino faceva parte del Comune di S. Giorgio di Nogaro. Il 26 Ottobre 1940, nonostante il parere discorde dell'Ufficio Ragioneria della Prefettura di Udine, viene elevata a Comune e il suo Podestà, fino al 30 Ottobre 1944, sarà Franco Marinotti, Presidente della SNIA Viscosa. e “ideatore e fondatore” della nuova città di Torviscosa. I confini del nuovo comune coincidono esattamente con la proprietà SNIA. Si viene a creare così una condizione di dipendenza finanziaria dell'ente pubblico dall'industria privata. L'amministrazione pubblica di Torviscosa riveste un mero ruolo di “facciata”. La SNIA, infatti, oltre all'intera proprietà delle strutture produttive, possiede anche l'intero patrimonio edilizio residenziale e dei servizi. Questa particolare situazione influirà marcatamente sullo sviluppo economico ed urbanistico del paese, con forti implicazioni anche di carattere sociale.

[1] DELUISA Luigi, Torviscosa. Cenni storici. Udine, Arti Grafiche Friulane, 1988

[2] BRUSIN Giovanni-FORNASIR Giuseppe, Il territorio di Torviscosa. Udine, Arti Grafiche Friulane, 1978

[3] Bassa Friulana. Tre secoli di bonifica. Udine, Arti Grafiche Friulane, 1991. P. 110

[4] BORTOLOTTI Massimo, Torviscosa. Nascita di una città. Udine, Casamassima, 1988